lunedì 27 dicembre 2010

FILIPPO CINTOLESI DI PODERE ERBOLO, DA VERTINE A TERNI

La giornata dei chiantigiani del 4 dicembre al Met di Terni è stata densa e ricca di spunti inaspettati. Tra le altre, si sono fatti ragionamenti piuttosto seri su Chianti e chiantigianità. Come prevedibile, Filippo Cintolesi aveva cose interessanti da dire in proposito. Ecco intanto la presentazione della sua piccola realtà vertinese, ricavata dale stesse parole di Filippo:

E' un podere, una realtà di circa 12 ettari, diventata azienda da quando, nel 2004, ho deciso di imbottigliare questo vino che si è sempre fatto. La mia famiglia ha comprato quel podere nel 1965, trovando una realtà che è sempre rimasta quella. Si faceva il vino prima e lo si è continuato a fare. Si producono vino ed olio, come è tradizione nel Chianti.
Con l'aiuto di Andrea Pagliantini, ho deciso di provare ad imbottigliare. Senza Andrea questo vino sarebbe stato diverso e probabilmente non sarebbe neanchè stato imbottigliato.
All'epoca facevo altro, mi occupavo di scienza in Inghilterra, anche se avevo già deciso che ben presto avrei mollato tutto e sarei tornato a fare queste cose. Così è stato, sono tornato ed ho trovato una realtà parecchio indurita, con più difficoltà.
La vigna è due ettari scarsi, in produzione adesso meno di uno, causa estirpo e reimpianto. Sto cercando di ricostituire la coltura promiscua vite-ulivo esattamente come era prima, con i terrazzamenti che erano stati abbandonati alla fine degli anni '70, sostanzialmente perchè era diventato troppo onerosa condurla. La vigna attualmente in produzione è quella impiantata agli inizio degli anni '70. Le viti sono quelle che si sono sempre usate in zona: grossa preponderanza di sangiovese al 70-75%; canaiolo; appena un po' di colorino (frutto a bacca nera con succo scuro; da colore, come dice il nome); il resto a uva bianca, particolarmente malvasia, e un po' di trebbiano. Le percentuali che finiscono nel vino variano di anno in anno.
La forma di allevamento è a capo e razzolo, si fa il capo e si lascia il razzolo a due occhi. Altrove più noto come guyot. Sono viti piuttosto vecchie per cui quando capita di vedere una vigna un po' stenterella la si cordona, si lascia il capo dov'è, si porta a due occhi, due o tre speroni e si guarda se viene un cordoncino.
Fino al 2004 compreso si faceva il governo, quindi questa pratica è testimoniata nel vino che si trova nella prima annata imbottigliata. Dal 2005 ho rinunciato temporaneamente a questa pratica, ripresa poi nel 2008. Il governo toscano, pratica molto onerosa, consiste nello scegliere le uve migliori prima dela vendemmia, tagliando in due punti in modo da lasciare un pezzettino di tralcio, lasciarle appassire per 3-4 settimane accanto alle uve da vin santo sui graticci. Dopo la svinatura del resto - che 30-40 anni fa significavano 10-15 gg al massimo, fermentazioni piuttosto sbrigative - si prende l'uva lasciata ad appassire, si schiccola chicco per chicco a mano (con il grappolo secco non si può certo diraspare!) e si butta tutto sulle bucce, insieme al vino svinato. Li si tiene fino alla primavera, inducendo una lenta rifermentazione. E' una specie di ripasso, era una pratica usata in tutto il Chianti, poi diffusa a tutta la Toscana, prima di essere successivamente abbandonata.  Era un modo per rendere il vino più pronto, beverino, anche con un po' di anidride carbonica in più. Non si sapeva certamente all'epoca ma era un modo per indurre la fermentazione malollatica in maniera naturale, mettendo insieme un vino fatto con una nuova carica di lieviti, di batteri, lo fai rifermentare tenendo quindi una temperatura naturalmente più alta.
http://www.youtube.com/user/enoclubsiena?feature=mhum

mercoledì 15 dicembre 2010

Un sabato tardo autunnale da Ampeleia


Se ogni giorno passasse in maniera così piacevole, la vita sarebbe davvero molto soave.
Dopo molti accordi e rinvii, finalmente troviamo un sabato adatto per ricambiare visita ad Ampeleia, nell'azienda che rappresenta l'avventura maremmana di Elisabetta Foradori e dei suoi amici, Thomas Widmann e Giovanni Podini.  
Abbiamo conosciuto Simona Spinelli (la  responsabile dell'amministrazione) e Marco Tait (l'enologo) non a Roccatederighi bensì a Radda in Chianti diversi mesi fa, in occasione di un pomeriggio tra visite da Michele Braganti a Monteraponi e da Paolo Cianferoni a Caparsa. Simona e Marco vennero a trovarci apposta, quasi un'improvvisata, per conoscere il nostro gruppo e confrontarsi senza rete. Fu un attegiamento propositivo che apprezzammo molto, particolarmente durante  l'avventurosa cena a Le Panzanelle, insieme a diversi produttori, amici, appassionati ed operatori del comprensorio chiantigiano, con una degustazione cieca totale random di vini dalle provenienze disparate, molto divertente.
La strada per Roccastrada scorre veloce, sul pulmino di Paolo si viaggia bene. Non sarà l'ultimo modello ma è bello poter parlare e confrontarsi tutti assieme, con un unico mezzo. Dal bivio per Civitella cominciano le curve e si entra in un entroterra che sa molto più di bosco collinare che di mare. E' la Maremma meno nota ed esplorata, quella del Monteregio, cui fa riferimento Massa Marittima. E' destino che i migliori vini di quest'area rinuncino alla DOC, scelta che Ampeleia condivide con Massa Vecchia, per esempio.
Il tratto finale da Montemassi sale con decisione e il cancello di ingresso è proprio davanti ad una bella visione panoramica del borgo di Roccatederighi; subito sotto di noi le vigne a cabernet franc. Simona e Marco sono lì ad aspettarci, è bello rivedersi e incontrare Leonardo, il vignaiolo. Ognuno di loro ha un approccio e un carattere che si riflette nel proprio ruolo in azienda. Simona socievole e raggiante, con uno sguardo che esprime sincera disponibilità all'ascolto. Marco attento e veloce, con un'intelligenza puntuta, efficienza e precisione. Leonardo semplice e sereno, abituato a dialogare con la natura e le sue avversità; Paolo si intratterrà molto con lui sulle varie problematiche di vigna. Mi sorprenderò più volte ad osservarli mentre discorrono assieme, compiaciuto.

Il tempo per un paio di convenevoli e subito si sale su un altro van per il giro ad Ampeleia di Mezzo, le vigne dove si coltiva in massima parte sangiovese. Il viaggio è lungo, e qui mettiamo a fuoco la prima anomalia, quasi una pazzia: le vigne si dispongono su 38 ettari circa ma le aree non sono compattate o vicine, bensì distanti decine di chilometri l'una dall'altra. Il progetto è visionario fin dalle scelte iniziali. Prima l'idea di vino, poi la scelta dell'area, infine le vigne. Il tutto ha un sapore snob, estremamente intellettuale, quasi volutamente anti-commerciale e volutamente irrazionale nei principi. Un cercare la strada meno facile, meno banale, il percorso lungo e difficile, quello che può dare le migliori soddisfazioni se si raggiungono le mete ambite, ma anche foriero di possibili e tremende delusioni durante il percorso. E' certamente nobile l'approccio non modaiolo, lento e riflessivo, non una posa bio qualcosa ma un un avvicinamento progressivo alla biodinamica (di cui la Foradori è veterana in Italia), da affrontare per gradi e con le dovute verifiche nel tempo, per un'azienda molto giovane cui va concesso tempo. Tempo agli artefici, tempo alla vigne, tempo ai prodotti per trovare una loro forma definitiva.
E' una bella giornata di inizio dicembre, le nuvole passano e coprono ogni tanto un bel sole tiepido. All'ombra si avverte un vento freddo ma non ancora rigido. Tempo ideale per riuscire a dare un'occhiata alle vigne. 
Spoglie, già cimate, a riposo e pronte per la potatura. Ci soffermiamo a lungo sui particolari tecnici, sul sovescio, sui pochi trattamenti necessari, le macchine usate. Esce fuori anche un interesante ragionamento sulla vendemmia manuale e meccanica. Hanno sperimentato sia l'una che l'altra, arrivando alla conclusione che la qualità dell'uva era identica. Le vendemmiatrici meccaniche di ultima generazione hanno dei sensori che consentono di lavorare molto lentamente, raccogliendo solo uva e solo quella a giusta maturazione, consentendo un risparmio di costi e addirittura evitando di avere su nastro l'uva meno matura o con muffe. Per un purista dell'artigianale e del piccolo, come me, il discorso suona duro da digerire,ma devo ammettere che il ragionamente appare corretto e stringente, soprattutto se ragioniamo di un'azienda di medie dimensioni ch può permettersi di investire su uno strumento moderno e con possibilità di tararlo su una vendemmia molto soffice, lenta e precisa.
Riprendiamo la strada del centro aziendale, a circa 20 chilometri. Mentre osserviamo le vigne di Ampeleia di Sotto, ripensiamo ancora alla coraggiosa scelta di vinificare uve proveniente da tre appezzamenti così distanti, con chiare difficoltà logistiche e molti tempi-spese aggiuntive.
Di nuovo in azienda, per affrontare gli assaggi, nel bel gazebo vetrato. Partiamo con i monovarietali 2009. Si tratta di una buona annata e la qualità delle uve dovrebbe costituire una buona base per i blend. Colori che generalmente puntano al violaceo-rubino, vista la giovane età del liquido.
Grenache 2009 - Naso straordinariamente espressivo, mediterraneo, ginepro e mirto in primo piano. Vino femmineo, con note dolci, volendo quasi da fine pasto. Di grande impatto, potrebbe stancare alla lunga ma è certamente un vino pronto e che potrebbe dare buone soddisfazioni commerciali.
Carignano 2009 - Più austero, ma sempre ben profumato, su registri più seri. Viene da pensare che sia un peccato non sfruttare le qualità timbriche di questi vini, il consiglio che ci viene spontaneo è quello di provare una strada parallela che preveda l'uscita in commercio progressiva di piccole partite di questi monovitigno.
Mourvedre 2009 - Più chiaro. Speziato, visciole al naso. Di attacco peposo e progressione lieve, con buon finale in pacata dissolvenza. Normalmente usato come vino da taglio, in realtà non sfigurerebbe in purezza.
Marsellan 2009 - Incocio tra cabernet sauvignon e grenache. E' un vino austero e serio, parente molto stretto del  CS, particolarmente per gli accenni di peperone.
Sangiovese 2009 - Ovviamente riconosciuto da tutti alla cieca. Un ottimo naso, presente e con buona progressione in bocca, con un tono comune con gli altri monovitigno, tanto che viene da pensare al terroir, dato che non c'è influenza del legno
Sangiovese 2010 - Servito alla cieca, non viene immediatamente riconosciuto come sangiovese. Chiuso al naso, più piatto in bocca. Risente sia della recente vinificazione che dell'annata meno felice (seppur con meno problemi rispetto al Chianti)
Cabernet Franc 2009 - Ben riconoscibile alla cieca, certamene più nobile di un cabernet sauvignon, è deciso, intenso, austero, avvolge la lingua e il palato con decisione. Base di maggioranza dell'Ampeleia, verrà usato anche per un prossimo blend, con CF al 20%  insieme ad una parte importante di merlot; prima uscita 2007, previste 2000 magnum, probabilmente solo vendute in azienda
Merlot 2009 - Buon varietale, parte compresso e si apre pian piano. Tratti personali, potrebbe essere un buon monovitigno da imbottigliare singolarmente, almeno in questa annata
Ragioniamo quindi anche dei risultati raggiunti nella sperimentazione del corretto dosaggio dei vari vini. ci divertiamo anche a fare dei mix sul momento. Un giochino che potrebbe trattenerci per ore, senza stancarci.
 Passsiamo ai risultati finali, alle scelte dell'enologo. Kepos significa "giardino", in greco; Ampeleia rappresenta la vite (ampelos).
Kepos 2008 - Immediato, con naso vivissimo, certamente pronto e di facile beva, vista la minor complessità del blend
Ampeleia 2007 - Arrivare al blend di punta dopo aver fatto il percorso dei monovarietali aiuta la completa comprensione del vino, delle sue sfaccettature e della sua indubbia originalità. Me lo ricordavo ancora duro, qualche mese fa, adesso direi molto più piacevole, più avanti nell'affinamento. Il naso rispecchia l'ampio ventaglio mediteraneo, con un mix di piante di macchia costiere. In bocca una buona sintesi, dove le spigulature lasciano il posto ad una beva importante e non banale
Ampeleia 2008 - Appena imbottigliato, cabernet sauvignon preponderante sia al naso che in bocca, gli altri vitigni per adesso sono molto compressi. Ne riparleremo tra un anno circa..

Un ringraziamento particolare a Stefania Pianigiani, tutte le foto sono state scattate da lei.

giovedì 9 dicembre 2010

VINO NELLA REPUBBLICA DI SIENA, TRA PASSATO E PRESENTE

Mi fa piacere segnalare la pubblicazione di un libro da parte di un nostro socio Enoclub: Luca Bernazzi, senese e appassionato di storia medievale della nostra terra.
Il libro si intitola Gabellieri itineranti. E' il racconto di due gabellieri della Balzana., funzionari della Repubblica di Siena nel periodo medievale, quello di massimo splendore per la città e di espansione sul territorio. Avevano il compito di vigilare sulla corretta mescita del vino e riscuotere le gabelle nel caso vi fossero adulterazioni o contraffazioni. L'itinerario dei due ufficiali tocca luoghi medioevali ancora esistenti,  a cavallo tra le attuali province di Siena e Grosseto, un viaggio enologico tra la val di Merse, l'Amiatino, le Colline Metallifere.


Al capitolo 9 troviamo la storia del loro passaggio dal Castello di Potentino
Per pura combinazione, domenica 19 Dicembre passeremo una giornata nell'azienda di Charlotte Greene, nei pressi di Seggiano.
L'area del Montecucco, luoghi bellissimi e vini ancora sottovalutati qualitativamente. E' un territorio che è giusto conoscere e mi fa piacere andare proprio da Charlotte come primo approccio. La produttrice inglese è un sicuro baluardo a difesa delle speculazioni edilizie, più o meno occulte, tentate attorno alla Conca d'Oro nell'area del Montecucco, Seggiano-Cinigiano.
Questa estate avevo preso molto a cuore la vicenda delle intimidazioni a Poggio Velluto (a pochi metri), con le viti tagliate appena prima della vendemmia. E' giusto andare a conoscere da vicino quelle realtà e i rischi che possono correre.
Subito una standing ovation per l'incipit che si trova sul sito:
Il nostro intento e' di utilizzare il castello per
                                     la promozione di valori non barbarici
Grande Charlotte, sono entusiasta di venire a trovarti in azienda! Neve permettendo...
 

.. se n'è andato Tommaso Canale



Tommaso Canale era un piccolo produttore di barolo in Serralunga, proprietario di due ettari nel cuore della Vigna Rionda. I suoi due ettari erano considerati il Romanee Conti delle Langhe. Bruno Giacosa ha comprato le uve da lui e suo padre Aldo fino al 1993. Le riserve di Collina Rionda sono vini unici, in assoluto tra i più grandi che abbia realizzato Bruno Giacosa, adesso veri oggetti da collezione.
Tommaso faceva il barolo per sé e qualche amico, il resto lo vendeva a Roagna, storica azienda di Barbaresco che imbottigliava il vino come barolo Vigna Rionda. 
Tommaso viveva da solo nella sua casa nel centro storico di Serralunga, quella dei suoi genitori dove lui è cresciuto. Entrare in casa sua, o anche in cantina, era come usare la macchina del tempo. Scatti fotografici degli occhi impressi nella mia mente di luoghi che potevano essere paragonati ad un secolo fa, tali e quali.
L’ho sentito l’ultima volta per telefono circa un mese fa, durante la fine della vendemmia. Era sereno e contento per la buona uva di quest’anno. L’avevo salutato promettendo di tornare presto a trovarlo. Se ne è andato per un problema cardiaco pochi giorni fa.
Lo ricordo in piedi sulla scala appoggiata alle botti con “ la ladra” in mano ( lui chiamava “ladra” la pipette per prelevare il vino ). 

Immancabilmente faceva fare la verticale di 5 o 6 annate del suo barolo agli amici che lo andavano a trovare. Una volta chiesi l’età delle sue viti e mi rispose che ne aveva di giovani e vecchie … le “giovani” erano state piantate nel 1978. Sorridendo per la sua affermazione gli chiesi .. ma Tommaso se quelle “giovani” sono del 78 quanti anni hanno quelle vecchie ? … usando il suo classico intercalare mi rispose … effettivamente … hanno circa 60 anni … Addio Tommaso
Francesco Sarri

giovedì 2 dicembre 2010

UN BEL POMERIGGIO A MONTALCINO, CON TANTI CAMPIONI DELLA BUONA TOSCANA

Un primo ricordo della bella giornata passata insieme agli amici del nostro gruppo, un paio di settimane fa, in rappresentanza dei produttori raddesi premiati dalla guida ma assenti alla rassegna regionale Slow Wine di Montalcino. Come Enoclub Siena facevamo le veci di Martino Manetti di Montevertine, Paolo Cianferoni di Caparsa e Roberto Bianchi di Val delle Corti. Un onore e un privilegio poter servire Le Pergole Torte 2007, il Rosso di Caparsa 2009 e il Chianti Classico 2007 di Val delle Corti. Accanto a noi Michele Braganti (che ad un certo punto del pomeriggio ha estratto il Baron'Ugo 2006, non so da quale anfratto), di fronte Castellinuzza e Piuca, Castello di Monsanto e Susanna Grassi de I Fabbri, da Lamole (e dall'Emilia) con il cuore. Per un gruppo di appassionati di sangiovese, non esiste compagnia migliore e le quattro ore sono sembrate davvero poche per contenere il flusso incredibile di pensieri, opinioni, informazioni, facce, saluti, sorrisi e strette di mano. Il tutto intervallato sempre e solo da vini entusiasmanti. Grande giornata!


martedì 23 novembre 2010

Verticale Il Campitello Riserva MONTERAPONI alla Compagnia dei Vinattieri

 Molto bene il pomeriggio di domenica con la verticale di Monteraponi Riserva Il Campitello e una bella compagnia, competente e allegra (senza eccessi e senza cerchi alla testa, questo è importante...), al Ristorante La Compagnia dei Vinattieri, in pieno centro a Siena. Le tre annate blasonate hanno confermato il loro eccellente valore, 2004 più matura e con uno stile più  easy, 2006-2007 con la decisa mano dell'enologo Castelli, in due annate prodigiose. 2003 un primo approccio, con il legno nuovo un po' invadente e gestione in cantina prima maniera. 2005 anomala (non uscita in commercio), più corta e nebbioleggiante. 2008 ancora presto per giudicarla, diamogli un altro anno di tempo tra botte e affinamento in bottiglia. Aspettando il Baron'Ugo 2007...
Michele Braganti ed Andrea Pagliantini, in piena esternazione polemica: militanti chiantigiani! ;-)

Qualche nota personale:
2003 - Primo anno di produzione. Vigne vecchie, le stesse uve del base ma con un passaggio in barrique e botti nuove, semplicemente un anno in più sui legni del base. E' un'annata interlocutoria, non ancora pienamente messa a fuoco. Cannella e leggero vanigliato, più rotondo e meno acido delle versioni successive. 88/100
2004 - Solo botte, raggiunge un primo importante risultato, pienezza e affinamento adeguato, in annata idonea e lavoro in cantina ben calibrato. Volatile lasciata volutamente libera di esprimersi, ma che si ricompone con prontezza portando con sè splendidi profumi di visciole e rose, oltre ad una bevibilità pericolosamente semplice ed invitante. 91/100
2005 - Non uscito in commercio, 2000 bottiglie prodotte per uso personale del produttore. Manca in acidità, più verde e alcolico, rabarbaro. Somiglia più ad un nebbiolino che ad un sangiovese. Gli è mancato il calore di settembre, annata molto piovosa nel pre-vendemmia. Non sfigura, può disorientare ma non parlerei di delusione, piuttosto di espressione particolare in annata travagliata. Giustamente diversa dalle annate adiacenti. 89/100
2006 - Prima annata con Castelli e quindi netto cambio di stile. Maggior pienezza di frutto, riempie le papille della lingua e avvolge il palato, con bella persistenza. La mia annata preferita nel lotto. 93/100
2007 - Struttura e spina acida importante, di buona imponenza, saporita, pulita, con finale teso e persistente. Una bevibilità nitida e austera. Palato peposo, asciugante sulla lingua ma mai allappante. Ancora un paio d'anni e ci siamo alla grande. 92/100

Commenti al volo di Andrea Petrini, Celine e Marco Certosini:








Commenti dal pedigree autorevole, Giovanni pendolino sardo e Andrea "prestigioso" Guerrini:

mercoledì 10 novembre 2010

CAPARSA, PAOLO CIANFERONI: il patrimonio di verità di Radda in Chianti è in buone mani

Paolo nella vigna dei Gemelli  [foto di Enrico Pacciani ]
La frequentazione è stata talmente assidua da un anno a questa parte al punto da temere di non essere particolarmente attendibile. Del resto, non mi pongo particolari problemi di obbiettività, a me i vini di Caparsa piacciono e il motivo per cui siamo diventati amici con Paolo è proprio quello. Aggiungo poi il fatto che la semplicità, l'umanità e la passione sono qualità che si hanno o non si hanno: quando uno finge lo si vede bene. Frequentare podere Caparsino per me è stato come fare un salto indietro nel tempo, di decenni. Si arriva in un ambiente ovattato, dove i segni di modernità finiscono in secondo piano. Si resta ammaliati dai verdi, dai gialli, dalle varie tonalità brune. Il podere circondato dalle viti, gestione raccolta, concentrata, familiare, tutta puntata sulla produzione dei vini, fatto con varietali di territorio: sangiovese, canaiolo, colorino, trebbiano, malvasia. Con l'unica intrusione dell'ancellotta, non esattamente un vitigno internazione, quasi un semplice "colorante" naturale. La migliore garanzia della sanità del prodotto è che Paolo beve il suo vino quotidianamente, in quantità: durante gli assaggi con i gruppi di visitatori che passano a trovarlo, nelle valutazioni dalla vasca, dalle botti. E nelle bottiglie stappate per i pasti. Già in questo Paolo è l'antitesi del produttore che pone la vendita sopra a tutto il resto. Il vino deve essere buono e sano perchè accompagna tutta la sua vita, lavoro e vita si intrecciano in maniera totale, finendo per sacrificare momenti alla numerosa famiglia. Gianna alza gli occhi al cielo paziente, cinque figli non sono uno scherzo, i grandi danno una mano quando possono ma i piccoli sono un bell'impegno. Tra negozio, cantina, ,vigna, burocrazia, famiglia, la vita di Paolo non ha mai momenti di pausa. E' un piacevole impegno costante. Certo, ogni tanto qualche imprecazione scappa, ma la fierezza dolce e serena di questo buffo artigiano, occhialuto e svelto, lo rendono sempre disponibile al dialogo, al confronto, all'ascolto. Anche in rete, dove Paolo si  tuffa, nei rari momenti in cui si concede una pausa dal lavoro fisico.
Appena incrociato, tra i banchi lungo la via centrale del paese, durante un inizio giugno da Radda nel Bicchiere, riparato dietro alla sua inseparabile verticale di Doccio a Matteo, ho capito che non potevamo pensarla in maniera molto diversa sul vino, forse anche sulla vita. Mentre gli altri presentavano una sola annata, lui ne presentava sette, sette annate!
La prima volta che cenammo insieme, arrivò con le mani nere, dopo una giornata di lavoro nel campo e in cantina. Capii che qualsiasi cosa avesse detto Paolo quella sera sarebbe stata la più cristallina espressione della verità. Del resto, da un uomo che è arrivato alla sua ventottesima vendemmia sul campo, non ci si può aspettare niente di meno che la viva rappresentazione della sua storia d'amore con l'agricoltura, la terra, le piante, la natura...


[Continua, eh... questo è appena il prologo della biografia cianferoniana permanente. ;-)   ]

martedì 2 novembre 2010

Il vino toscano è bono, ma quello piemontese ... degustazione barolo in terra pratese

Deciso a crearmi qualche giocosa antipatia fra gli amici dell'enoclub e tutti i bravissimi produttori che il nostro super presidente segue con ferrea dedizione, ho intitolato questo post con una frase che sintetizza la mia passione per il barolo e il barbaresco. Per dire la verità ho estratto la frase dal blog di Franco Ziliani "Vino al vino" dove, in cerca di proseliti barolo dipendente, come lui si definisce, annunciava la degustazione di Barolo da lui condotta e organizzata dall'Ais a Prato all'Hotel Datini, giovedì 28 novembre.
... per quelli che < ... il vino Toscano è bono, ma quello Piemontese ... > HO alzato subito la mano e detto <>. Ho scritto un post a Ziliani e lui con la fraterna comprensione del carbonaro, di due che giocano fuori casa, mi ha invitato e imbucato ad una bella degustazione riservata a tutti i soci Ais, cosa che io non sarei ... ;-)
Prima dell'analisi dei vini Ziliani ha raccontato un po' di caratteristiche delle Langhe nel suo stile spumeggiante e a tratti ironicamente provocatorio.
L'annata 2006 non è stata grande ( al contrario delle 2001, 1999 e anche la 2004 secondo me non era male ... anzi ) ma sicuramente meglio della 2005
Lo stile dei vini, scelti da Ziliani, era tradizionale. Non poteva essere diversamente, per fortuna, conoscendo anche i gusti di Ziliani. Credo che il maggior pregio della degustazione sia stato la scelta di vini provenienti da terre e villaggi diversi. lo stile moderno credo che avrebbe dato qualche problema di riconoscibilità della zona, mi è capitato anche di avere problemi di riconoscibilità del barolo ... figuriamoci l'impronta del comune di appartenenza ...
I vini:
Barolo Villero 2006 Livia Fontana
( Castiglion Falletto )
Colore rubino scarico, un'unghia che vira verso il granato. Bella brillantezza
Al naso inizialmente alcolico. Dopo un po' di areazione nel bicchiere tira fuori una bella complessità dalle note di frutta fresca come il lampone per finire sul timbro di polvere di cacao che è un po' timbro di Castiglion Falletto. IN bocca fine e con tannini presenti ma mai pesanti, grande equilibrio, grande piacevolezza di beva e buona lunghezza. Un vino di Castiglione sia nei profumi che in una bocca elegante e armonica
Barolo Cannubio 2006 Francesco Rinaldi
( Barolo )
Colore rubino scuro e profondo, limpido ma non brillante. Al naso il frutto è più maturo, con note di prugna matura note selvatiche terra bagnata e cuoio. In bocca pieno e di grande corpo con ciccia e pastosità. Lungo nel finale
Barolo Ciabot Tanasio 2006 Sobrero
( castiglion falletto )
Colore rubino scarico, unghia che tiene il colore e grande brillantezza, vivacità. Naso complesso dove si ritrovano un caleidoscopio di profumi finissimi. In bocca vellutato elegante ed intrigante, tannino quasi setoso e grande persistenza, bel vino veramente
Barolo Rocche di Castiglion falletto 2006 Oddero
Castiglion Falletto
Colore rosso rubino carico e profondo. Al naso la componente fruttata è in evidenza ma pecca di finezza. I profumi sono intensi ma non fini, molto selvaggi e un po' stancanti, non è un vino che intriga nei profumi. Bocca piena e distesa e un tannino in evidenza un po' verde. Buona lunghezza Non ha il timbro di Castiglione
Barolo Vigna Pugnane 2006 Cascina Sciulun ( Franco Conterno )
Monforte
Colore rubino scarico e un unghia appena accennata. Profumi di tabacco e pepe nero non elegantissimo al naso ma chiaro e senza fronzoli. Bocca elegante ed equilibrata. Tannino deciso ma non pesante e bella lunghezza nel finale. E' un vigna di Monforte ma molto vicino a Castiglion Falletto e si sente che la presenza della struttura lascia spazio all'eleganza.
Barolo Serralunga 2006 Rivetto
Serralunga d'Alba
Colore rubino scuro e poco brillantezza. Profumi di tabacco e pepe nero sono predominanti, vira verso note selvagge e non eleganti. IN bocca è pieno e di grande struttura con un tannino molto evidente e pensate, grosso. Finale un po' corto
Barolo Meriane 2006 Manzone
Serralunga d'Alba
Colore rubino scuro e brillante, pulito. Profumi molto complessi e spostati sui terziari, ma mai pesanti ... anzi. In bocca saldo e con la struttura e il tannino mordente di Serralunga, grande potenzialità di invecchiamento. Finale lungo e molto piacevole
Barole Rocche 2005 Aurelio Settimo
La Morra
Unico vino di La Morra e di un'annata sicuramente più difficile della 2006, da una delle migliori vigne di La Morra
Colore rubino intenso e compatto, unghia lieve e vivace. Bei profumi, complessi e fini che ricordano vagamente i vini di castiglione. La bocca è piena, verticale e sontuosa. Bella lunghezza. Un vino deciso ed elegante allo stesso tempo.
La mia preferenza e partigianeria a favore dei piemontesi è legata alla seducente finezza e complessità che possono avere il barolo e il barbaresco. Non mi sento di fare dei reali paragoni tra il sangiovese e il nebbiolo in quanto il sangiovese in Toscana ha una storia più recente e secondo me delle potenzialità straordinarie da esprimere.
Quello che è indubbio è che in Langa hanno una storia molto più lunga, 150 anni fa avevano già capito tutto. Avevano compreso il valore della vigna e addirittura all'interno della vigna le zone migliori e peggiori, proprio sullo stile della Borgogna. Il nome delle vigne, soprattutto quelle più importanti è nato molto prima del nome Barolo ... questo la dice lunga ...
... spezzo una lancia a favore del sangiovese ... Il giorno dopo la degustazione, a cena, in compagnia di altre due persone, ho avuto il piacere di gustarmi ( altro che degustare ... !!! ) più volte una bottiglia di Pergole Torte 2004 e devo ammettere che la finezza del Pergole mi ha lasciato senza parole, un vino magnifico e con una complessità appena accennata, quasi timida ma che lascia già percepire un ventaglio di profumi straordinario ... da far impazzire gli amanti delle liste di descrittori. IN bocca pieno, con tannino morbido ma non ruffiano e di un equilibrio impressionante. Un'espressione pura e vera del sangiovese.
Saluto e ringrazio Franco Ziliani per l'invito e Renzo Chiaramonte e i suoi collaboratori dell'Ais Prato per la disponibilità e la cortesia mostrate e per l'eccellente organizzazione.
Prossimamente tornerò in Langa e magari sarà l'occasione approfondire i temi qui solo accennati e raccontare le storie di tanti vignaioli di questa zona baciata da Bacco
Francesco Sarri

martedì 26 ottobre 2010

VENDEMMIA 2010: ROBERTO BIANCHI, VAL DELLE CORTI, saggezza, coesione , realismo

Non sono qui per parlare di vini buoni o non buoni. Per fortuna le guide se ne sono accorte e gli appassionati  consumatori pure, i vini di Roberto trasmettono qualità e verità. Voglio invece cercare di farvi partecipi dello spirito di comunanza che lega questi produttori di Radda e la loro visione concreta, onestamente spietata nel giudicare un annata "balorda", dove c'è veramente da lottare contro tutto e tutti. Molti di loro sono piccoli,  vicini, non hanno rivalità, sentono il successo di uno come veicolo per il successo di tutto il gruppo di produttori della zona. Quindi collaborazione e scambio di opinioni, di lavoro, di esperienze, più che gelosie.
Ecco qualche pensiero a ruota libera di Roberto Bianchi, subito dopo una piacevole ora di vendemmia passata insieme, prima che la pioggia ci costringesse a ripiegare in cantina. Insieme spalla a spalla a lavorare con Riccardo Lanza che sentiremo dopo. Intanto Roberto:
"L'annata 2010 è un annata difficilissima. Chi riesce a fare selezioni spietate, ha la fortuna di avere appezzamenti ben aereati e alti (Montevertine, Monteraponi e Poggerino, per esempio - ndr) farà delle belle cose. In queste vendemmie si vede chi ha stoffa e chi no, nelle buone annate sono bravi tutti. Adesso bisogna vedere cosa succede nel corso della fermentazione. Un anno sbilanciato fin dall'inizio, fin da maggio, già in fase di allegagione: in alcune zone non ha preso, in altre ha preso male. E' stato tutto in salita e lo è tuttora, visto che siamo sotto la pioggia e fa un freddo becco. Vediamo, riparliamone a svinatura. Non sarà un'annata da macerazioni illitate come ci piace fare qui, bisognerà stringere i tempi perchè in molte viti le bucce hanno già dato. Ci salveremo con le microfermentazioni nelle particelle migliori. Non è un'annata da Riserva, non uscirà la Riserva 2010. Metterò da parte una selezione, in annate come questa reimmetto la selezione per la Riserva sul Chianti Classico base. Meglio fare un Chianti Classico buono che una Riserva non convincente. In generale sospensione di giudizio, bisogna vedere cosa succede, una delle annate più difficili delle ultime dieci (Michele Braganti la paragona al 2008, ndr)."

Anche un giudizio volante di Riccardo Lanza, Il Pruneto. Tra il sarcastico, l'augurale, il (quasi) realistico e l'auto-promozionale, getta un po' di acqua sul fuoco:
"Una vendemmia con una prospettiva catastrofica si sta risolvendo in una grande vendemmia".
Pagato dall'Unione Italiana Vini, ironizza Roberto :-)))
Ecco il simpatico video, tra un'operazione di scarico e un rimontaggio, mentre fuori piove a dirotto:

mercoledì 20 ottobre 2010

VENDEMMIA A MONTERAPONI 2010: "Per i miracoli ci stiamo attrezzando"

13 ottobre 2010, Monteraponi, Radda in Chianti, 490 mt s.l.m. - In vigna con Michele Braganti, un'ultima occhiata prima della vendemmia. Vigna ben esposta (pochissima botrite), ma quest'anno ha subito attacchi a raffica, soprattutto grandine e peronospera. L'andamento climatico ha impedito la piena maturazione fenolica delle uve. Sarà un'annata interlocutoria, dopo molte valide annate per il sangiovese chiantigiano (2004-2006-2007-2009). 
Questa in video è la Vigna Alta, quella che da la maggior parte delle uve sangiovese necessarie per il cru, Chianti Classico Riserva Baron'Ugo. Defilato, un piccolo appezzamento di merlot, vinificato in purezza già da un paio d'anni e di prossima uscita (prima annata 2008)




Uve bianche appese, in attesa di diventare Vin Santo del Chianti. Sarà la prima uscita, ma per vedere le bottiglie in commercio ci saranno da aspettare non meno di 6 anni, forse anche 8. Sarà interessante seguire l'evoluzione di questi due caratelli nel tempo...




Baron'Ugo in vasca, vendemmiato da un giorno. Un piacevole succo d'uva che diventerà con ogni probabilità il vino di punta anche nell'annata 2010.



Michele ragiona di annate. La 2009 è annata eccezionale, paragonabile e addirittura meglio della 2007. 2008 e 2010 annate interlocutorie ("del caxxo"). Non manca una frecciatina finale sulle "stelle facili"...

venerdì 15 ottobre 2010

Non male SlowWine Toscana 2011, per esempio...

animalinelmondo.com
Consentitemi intanto una battuta autobiografica: quando facciamo le nostre bevute sono sempre l'ultimo che si alza da tavola, resto a snasare il bicchiere, a valutare un punteggio o un descrittore finchè il ristoratore (esasperato) non mi manda fuori "a calci". A chi mi prende in giro per questo rispondo scherzando che "a Slow Food non mi vogliono perchè sono troppo lento anche per loro"! ;-))
Fra l'altro, sono della contrada della Chiocciola, sembra quasi un destino quello di essere slow...
La Chiocciola, contrada del Palio
Torniamo a noi e vediamo cosa hanno selezionato per Slow Wine Toscana. Controllando bene l'elenco toscano complessivo, diviso per zone, noto con grande piacere che le quattro aziende raddesi di maggior valore (tutto è soggettivo ma questo forse lo è un po' di meno) sono tutte presenti. Cari amici e produttori super-affidabili che seguiamo con rispetto e passione, con contatti spesso quotidiani. Loro quattro e solo loro... Possiamo dire che l'avevamo detto? O magari ci hanno copiato?! ;-)
Sono anche presenti i Brunello Riserva de Le Chiuse di Sotto, Franco Pacenti e Tenuta di Sesta (ma non Le Macioche, secondo me nettamente migliore di altri inseriti), da tempo individuati come belle espressioni territoriali, eccellenze a prezzo corretto e con gestione di vigna e cantina assolutamente apprezzabile. E' vero, mancano altre valide realtà eticamente da salvaguardare, ad esempio Podere Erbolo azienda che mi azzarderei a definire Slow fin dalle dichiarazioni d'intenti. E che Caparsa meritava ben di più, non solo lo Slow, ma un doppio Slow! :-) Ma ci sono molti piccoli produttori validi: Montenidoli, Mattia Barzaghi, Stefano Amerighi, I Fabbri... Mancano diversi Vin Santo di eccellenza assoluta, perlomeno Le Frascole e Avignonesi. Manca anche Soldera, ma è un'assenza generalizzata a tutte le guide, AIS a parte. Armando Castagno è andato direttamente in azienda a valutare il campione da botte ed è così che bisognerebbe fare. Al limite acquistando annata in commercio in enoteca, sempre meglio che lasciare fuori delle eccellenze mondiali da un repertorio che deve essere completo, pena l'erosione (piccola quando le assenze sono poche) di autorevolezza... Avignonesi e Soldera sono "semplicemente" i due punti di riferimento imprescindibili su Siena per ogni appassionato MONDIALE di vino, assieme a Biondi Santi.
Ci sono anche dei nomi un po' banali e forse non sempre espressione verace di un territorio e magari mancano realtà di assoluto approccio Slow come Massa Vecchia, Campinuovi, I Botri, Le Cinciole, Colleoni, etc.
Mancano però anche molti "grandi vini" da commercio che altre guide hanno inserito allegramente, e questo è un gran bene... 
Adesso sono curioso di leggere le schede, perchè non si può fare la sintesi di tutto sempre e comunque, limitandoci ai quadri sinottici finali (i cosiddetti premi): bisogna capire meglio cosa c'è dietro ad anni di lavoro del produttore e ai mesi di indagine conoscitiva del selezionatore competente e intellettualmente onesto (e questo deve essere un punto fermo imprescindibile). La medaglia lasciamola al produttore, lui ne sarà certamente ben felice: gli consentirà di vendere meglio (il che non guasta) visto che anche un grande vignaiolo etico non campa d'aria (questo ricollegandoci anche al discorso sui G.A.S.P.). Dicevo, premi a parte, occupiamoci di capirlo meglio, di andarlo a conoscere, di fare assaggi da botte, organizzare con lui una verticale del suo vino di punta e, infine, amare il suo modo di lavorare e di produrre.
Ecco l'elenco totale dei premi toscani: ELENCO TOSCANA

Bolgheri – Le Macchiole C  
Bolgheri – Tenuta dell’Ornellaia B  
Bolgheri – Tenuta San Guido B  
Bolgheri Sassicaia 2007 – Grande Vino  
 Castagneto Carducci – Grattamacco B  
Bolgheri Sup. Grattamacco 2007 – Grande Vino
 Castagneto Carducci – I Luoghi C  
Bolgheri Sup. Campo al Fico 2007 – Vino Slow  
Castellina Marittima – Castello del Terriccio B  
Capannino 2008 – Vino Quotidiano Castiglione della Pescaia – 
Cacciagrande Monteregio di Massa Marittima Rosso 2009 – Vino Quotidiano  
Cinigiano – Collemassari B  
Fosdinovo – Podere Lavandaro  
Vermentino Colli di Luni 2009 – Vino Slow    
Fosdinovo – Podere Terenzuola G  
Giglio Castello – Altura C  
Grosseto – Alberese G  
Grosseto – Fattoria Le Pupille B  
Grosseto – Poggio Argentiera  
Morellino di Scansano Capatosta Ris. 2008 – Grande Vino  
Lucca – Fabbrica di San Martino G  
Colline Lucchesi Arcipressi Rosso 2009 – Vino Slow  
Lucca – Fattoria Colle Verde  
Colline Lucchesi Terre di Matraia Rosso 2008 – Vino Quotidiano  
Lucca – Tenuta di Valgiano C  
Colline Lucchesi Tenuta di Valgiano 2007 – Grande Vino  
Lucca – Terre del Sillabo B  
Magliano in Toscana – Col di Bacche 
Cupinero 2008 – Grande Vino  
Massa Marittima – Morisfarms B  
Avvoltore 2007 – Grande Vino  
 Montecarlo – Enzo Carmignani  
Montecarlo Bianco 2009 – Vino Quotidiano  
Montecarlo – Fattoria di Montechiari  
Montechiari Cabernet 2007 – Grande Vino  
Orbetello – La Parrina G  
Parrina Bianco 2009 – Vino Quotidiano  
Orbetello – La Selva  
Ciliegiolo 2008 – Vino Slow  
Corato – Santa Lucia  
Morellino di Scansano Torre del Moro 2008 – Vino Quotidiano  
Poggi del Sasso – Salustri CB  
Montecucco Sangiovese Grotte Rosse 2007 – Grande Vino
Portoferraio – Acquabona  
Aleatico dell’Elba 2007 – Vino Slow  
Riparbella – Caiarossa C  
Seggiano – Castello di Potentino B  
Montecucco Rosso Sacromonte 2007 – Vino Slow  
Suvereto – Bulichella  
Val di Cornia Rubino 2009 – Vino Slow  
Suvereto – I Mandorli  
Vigna alla Sughera 2008 – Vino Slow  
Suvereto – Russo  
Val di Cornia Ceppitaio 2009 – Vino Quotidiano  
Suvereto – Tua Rita B  
Giusto di Notri 2008 – Grande Vino
 Bagno a Ripoli – Petreto  
Podere Sassaie 2009 – Vino Quotidiano  
Carmignano – Fattoria Ambra B  
Carmignano Santa Cristina in Pilli 2007 – Vino Quotidiano  
Carmignano – Fattoria di Bacchereto Terre a Mano C  
Dicomano – Frascole CG  
 Chianti Rufina Frascole 2008 – Vino Quotidiano  
Firenze – Marchesi Antinori  
Tignanello 2007 – Grande Vino  
Pontassieve – I Veroni B  
Chianti Rufina 2008 – Vino Quotidiano  
Rufina – Fattoria Selvapiana C  
Chianti Rufina Bucerchiale Ris. 2007 – Grande Vino  
Rufina – Podere Il Balzo  
Chianti Rufina Podere Il Balzo 2007 – Vino Quotidiano  
Barberino Val D’Elsa – Castello di Monsanto B  
Chianti Monrosso 2008 – Vino Quotidiano  
Chianti Classico il Poggio Ris. 2006 – Vino Slow  
Barberino Val d’Elsa – Isole e Olena B  
Cepparello 2007 – Vino Slow 

 Castellina in Chianti – Fattoria Rodano C  
Castellina in Chianti – Villa Pomona G  
Chianti Classico 2008 – Vino Slow  
Castelnuovo Berardenga – Fattoria di Fèlsina CB  
Chianti Classico Rancia Ris. 2007 – Grande Vino  
Castelnuovo Berardenga – Villa di Geggiano  
Chianti Classico Ris. 2007 – Grande Vino  
Gaiole in Chianti – Badia a Coltibuono  
Vin Santo del Chianti Classico Occhio di Pernice 2003 – Vino Slow  
Gaiole in Chianti – Castello di Ama B  
Chianti Classico 2007 – Vino Slow  
Gaiole in Chianti – Castello di Cacchiano  
Chianti Classico Ris. 2006 – Vino Slow
 Gaiole in Chianti – La Porta di Vertine  
Chianti Classico Ris. 2007 – Vino Slow  
Gaiole in Chianti – Riecine C  
Chianti Classico Ris. 2006 – Grande Vino  
Gaiole in Chianti – Rocca di Castagnoli
Gaiole in Chianti – San Giusto a Rentennano B  
Greve in Chianti – Altiero  
Chianti Classico Altiero 2008 – Vino Quotidiano  
Greve in Chianti – Castellinuzza e Piuca  
Chianti Classico 2008 – Vino Quotidiano  
Greve in Chianti – I Fabbri G  
Greve in Chianti – Querciabella CB  
Camartina 2007 – Grande Vino  
Monteriggioni – Fattoria Lornano G  
Panzano in Chianti – Castello dei Rampolla B  
Sammarco 2006 – Vino Slow  
Panzano in Chianti – Fontodi CB 
 Chianti Classico Vigna del Sorbo Ris. 2006 – Grande Vino  
Panzano in Chianti – Il Palagio G 
Chianti Classico 2008 – Grande Vino  
Panzano in Chianti – Monte Bernardi C  
Panzano in Chianti – Vecchie Terre di Montefili  
Chianti Classico Ris. 2006 – Grande Vino  
Poggibonsi – Fattoria Ormanni  
Chianti Classico Borro del Diavolo Ris. 2006 – Vino Slow  
Radda in Chianti – Caparsa Rosso di Caparsa – Vino Quotidiano  
Radda in Chianti – Monteraponi B  
Chianti Classico Il Campitello Ris. 2007 – Vino Slow  
Radda in Chianti – Montevertine CB  
Pergole Torte 2007 – Grande Vino  
Montevertine 2007 – Vino Slow  
Radda in Chianti – Val delle Corti CG 
Chianti Classico 2007 – Grande Vino  
San Casciano in Val di Pesa – Corzano e Paterno C  
San Casciano in Val di Pesa – Fattoria Poggiopiano 
Chianti Poggiopiano 2009 – Vino Quotidiano  
San Casciano in Val di Pesa – Solatione 
Chianti Classico Ris. 2007 – Vino Slow 
San Casciano in Val di Pesa – Villa del Cigliano G  
Chianti Classico 2008 – Vino Slow  
San Casciano in Val di Pesa – Villa Montepaldi G  
San Pancrazio – Fattoria San Pancrazio  
Chianti San Pancrazio 2008 – Vino Quotidiano

Arezzo – Fattoria di Gratena  
Chianti Gratena 2007 – Vino Quotidiano  
Bucine – Fattoria Migliarina G  
Cavasonno 2007 – Vino Slow  
Cavriglia – Tenuta San Jacopo G  
Cortona – Stefano Amerighi C  
Laterina – Tenuta Vitereta  
Chianti Lo Sterpo 2008 – Vino Quotidiano  
Mercatale valdarno – Petrolo B  
Galatrona 2008 – Grande Vino  
Montalcino – Baricci CG  
Montalcino – Biondi Santi Tenuta Il Greppo B 
 Brunello di Montalcino Ris. 2004 – Grande Vino  
Montalcino – Brunelli Le Chiuse di Sotto B  
Brunello di Montalcino Ris. 2004 – Vino Slow  
Montalcino – Canalicchio Franco Pacenti G  
Brunello di Montalcino Ris. 2004 – Vino Slow  
 Montalcino – Canalicchio di Sopra  
Brunello di Montalcino Ris. 2004 – Vino Slow  
Montalcino – Cerbaiona B  
Montalcino – Col d’Orcia B  
Montalcino – Fattoi CG  
Brunello di Montalcino Ris. 2004 – Vino Slow  
Montalcino – Fornacina  
Brunello di Montalcino Ris. 2004 – Vino Slow  
Montalcino – Il Paradiso di Manfredi C  
Montalcino – La Cerbaiola - Salvioni B  
Brunello di Montalcino 2005 – Grande Vino  
Montalcino – La Fortuna B  
Brunello di Montalcino Ris. 2004 – Vino Slow  
Montalcino – La Palazzetta G  
Rosso di Montalcino 2008 – Vino Quotidiano  
Brunello di Montalcino Ris. 2004 – Vino Slow  
Montalcino – Le Chiuse CB 
 Brunello di Montalcino Ris. 2004 – Grande Vino  
Montalcino – Le Presi C  
Montalcino – Lisini  
San Biagio 2007 – Vino Quotidiano  
Montalcino – Pian delle Querci G  
Brunello di Montalcino 2005 – Grande Vino  
Montalcino – Agostina Pieri  
Brunello di Montalcino 2005 – Grande Vino  
Montalcino – Pietroso B  
Brunello di Montalcino 2005 – Grande Vino
 Montalcino – Podere Brizio Rosso di Montalcino 2007 – Grande Vino
 Montalcino – Podere Salicutti  
Brunello di Montalcino Piaggione Ris. 2004 – Vino Slow  
Montalcino – Poggio di Sotto B  
Brunello di Montalcino Ris. 2004 – Grande Vino 
Rosso di Montalcino 2007 – Grande Vino  
.Montalcino – Sesti - Castello di Argiano  
Brunello di Montalcino Phenomena Ris. 2004 – Grande Vino  
Montalcino – Stella di Campalto  
Rosso di Montalcino 2007 – Vino Slow  
Montalcino – Tenuta di Sesta  
Brunello di Montalcino Ris. 2004 – Grande Vino  
Montalcino – Tenuta Il Poggione  
Brunello di Montalcino Vigna Paganelli Ris. 2004 – Vino Slow  
Montalcino – Tenuta Le Potazzine  
Rosso Le Potazzine 2007 – Vino Quotidiano  
Montalcino – Terre Nere G  
Rosso di Montalcino 2007 – Vino Quotidiano  
Montepulciano – Boscarelli C  
Montepulciano – Dei B  
Nobile di Montepulciano Bossona Ris. 2006 – Vino Slow  
Montepulciano – Fattoria Le Casalte C  
Montepulciano – Godiolo  
Nobile di Montepulciano Ris. 2003 – Vino Slow  
Montepulciano – Poderi Sanguineto I e II  
Nobile di Montepulciano 2007 – Vino Slow  
Montepulciano – Poliziano B  
Montepulciano – Valdipiatta  
Rosso di Montepulciano 2008 – Vino Quotidiano  
San Gimignano – Mattia Barzaghi  
Vernaccia di San Gimignano Impronta 2009 – Vino Quotidiano  
San Gimignano – Vincenzo Cesani  
Vernaccia di San Gimignano 2009 – Vino Quotidiano  
San Gimignano – La Lastra B  
San Gimignano – Montenidoli CB  
Il Templare 2006 – Vino Slow  
San Gimignano – Panizzi  
Vernaccia di San Gimignano Evoè 2007 – Grande Vino  
San Gimignano – San Quirico G  
San Gimignano – Tenuta Le Calcinaie 
 Vernaccia di San Gimignano Vigna ai Sassi Ris. 2007 – Grande Vino  
Sarteano – Tenuta di Trinoro B  
Tenuta di Trinoro 2008 – Grande Vino  
Terranuova Bracciolini – Paterna G