domenica 30 giugno 2013

CONCESSIONI AUTOCTONE: SANGIOVESE IN PUREZZA DA BRANCAIA

 


La visita a Poppi -Radda in Chianti- da Brancaia è un'occasione per capire l'impostazione laica chiantigiana. La "religione" a cui aderisco con convinzione, quella dell'Autoctono (con poche concessioni, e in quantità tendenzialmente omeopatiche), mi lascia comunque la curiosità di capire come si muovano le menti dei produttori che hanno deciso e confermato l'uso di merlot e cabernet nei blend, in terra chiantigiana. Continuo a credere che il Sangiovese sia la vera strada per dare linearità di comunicazione e compattezza ad una tradizione di territorio. Che sia il purismo di Montalcino, ma anche il Canaiolo e gli altri vitigni minori chiantigiani. Così, mi pongo con mente aperta e rispetto per le decisioni imprenditoriali di un'azienda in salute, storicamente e coerentemente presente nei Monti del Chianti -dal 1981- lavorando con serietà e coscienza economica. Mi accingo all'assaggio di cinque campioni di Sangiovese in purezza (da tonneau, dato che in bottiglia il tutto finisce in blend di vitigni e di vigneti). 
 

Le sorprese non sono mancate e la degustazione, come ipotizzavo, valeva assolutamente la pena. Intanto, grazie a Barbara Widmer, tramite il gancio di Giampiero Lubino, per l'opportunità di approfondire l'espressione del Sangiovese 100%, tutte dell'annata 2012: in Maremma (della vigna Piccionaia, in particolare), di quelle raddesi di Poppi, e di Brancaia a Castellina in Chianti. 

 
 

 

 

 
Esperimenti da approfondire e da ripetere nel tempo, quando sarà possibile. La scelta finale in bottiglia non impedisce di apprezzare la materia (in purezza) da cui deriva. Peccato che, per chiarezza e coerenza con un mercato abitudinario e tendenzialmente spaesato dalla fierezza autoctona (percepita spesso come scorbutica e introversa), non vogliano far uscire un Sangiovese in purezza. Canaiolo nelle vigne non ce n'è, anche volendo... Piccionaia maremmano, o la Vigna 20/30 di Castellina in Chianti, meriterebbero davvero un'uscita non contaminata con altri vitigni. Di questo lavoro si trova buona traccia in un prodotto come il Chianti Classico Riserva 2010, un ottimo equilibrio tra territorialiltà e modernità, nonostante l'apporto di merlot (ben integrato, in questo momento dell'affinamento). Nella 2009, così come nella 2011 annata, invece, escono i limiti della scelta: il merlot travolge completamente un Sangiovese (nel blend intercomunale Poppi/Brancaia) piuttosto muto in questo momento.