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sabato 2 ottobre 2010

WINE TOWN FIRENZE, IDEA BELLISSIMA MA LOGISTICA DA PERFEZIONARE

Breve giro per Wine Town, insieme ad un giornalista di Emmegipress. Visitati alcuni cortili e androni di palazzi storici divenuti per due giorni le sedi di degustazioni. L'idea di coniugare turismo storico-artistico colto con la presentazione di vini è favolosa e mi compiaccio con chi l'ha avuta. Essendo un'edizione zero fin nelle intenzioni, la messa a fuoco ancora non c'è: segnalazioni, logistica, una certa dispersività (accorpare le sedi delle degustazioni credo sia la scelta più saggia). La sensazione è che si  volesse provare "l'effetto che fa" ad inserire delegazioni di consorzi e sommelier AIS con filata di bottiglie in assaggio all'interno di importanti palazzi fiorentini, spesso chiusi o visitabili solo in occasioni di mostre. La guida è sembrata un po' caotica e con diverse imprecisioni (Sassicaia nel Chianti), è mancato l'abbinamento con il cibo (bere consapevole significa anche bere mangiando), alcuni banchi di assaggio sono sembrati navigare nel vuoto. Al convegno sul sangiovese mancava la figura chiave, Franco Biondi Santi, peccato.
Cortile di Palazzo Medici-Riccardi (firenzeviva.org)
In compenso, ho rimediato con una splendida e lunghissima chiacchierata con Simona Orsini de La Castellaccia, azienda in quel di San Gimignano, già conosciuta alla festa di Andrea Pagliantini, al Campino del Paiolo. Nota soprattutto per un rosato di gran carattere, mi ha fatto piacere constatare che la scelta bio aziendale non è di facciata ma risponde ad un preciso e lungamante praticato approccio olistico, direi quasi anti-allopatico. Abbiamo parlato di fiori di Bach, cavalli, natura...

Sovescio a Campinuovi - Montecucco DOC, Cinigiano (GR)
E un assaggio davvero inaspettato, ma che mi ha dato molta gioia: il Montecucco Sangiovese Campinuovi 2008, l'azienda dell'enologo Daniele Rosellini. Una sorta di chiusura del cerchio, la dimostrazione che il sangiovese fatto con il cuore non ha bisogno di grandi annate, zone di elezione o nomi strombazzati. Chiaro, lucente, il colore è talmente limpido che viene da pensare che "è buono per forza". E infatto buono lo è davvero, di beva compulsiva, terrosità, pepe e buon tono minerale. Addiritura mobile, caratteristica che pensi di trovare in vini di altro lignaggio. Commuove. Sì, è un vino del cuore. Da bere e ribere. Stessa lettura per il blend 60% sangiovese + 40% cabernet, una volta tanto il sangiovese si integra e non è sovrastrato e omologato dagli internazionali, si ritrovano tutti i toni di freschezza e fraganza. Urge visita alla zona del Montecucco, Cinigiano, Seggiano e dintorni!